Team
  Storia
  Store
  Photo Gallery
  Campioni
  Area Download
  Sponsor
  Press Room
  Archivio News
  Contatto
  Kid's Room
NEWS
 
  NEWS
 
 

Fanini risponde a Claudio Corti.
Caro Claudio, intanto, se per anni sei stato ingaggiato per dirigere una squadra importante come la Saeco devi ringraziare esclusivamente il sottoscritto. Non voglio scendere nei particolari, dato che tu conosci benissimo i motivi.
Inoltre, la nostra conoscenza risale addirittura ai tempi in cui correvi nei dilettanti e lottavi alle gare con i miei atleti dell’epoca, Alf Segersal e Tommy Prim.
Questo tanto per farti capire che io non ho affatto bisogno di parlare per farmi pubblicità. Tutti, nel mondo del ciclismo, mi conoscono da sempre, non solo per le continue lotte al doping ma anche per le numerosissime vittorie che, con i miei teams, ho collezionato nell’arco di quasi 50 anni di attività nel mondo dilettantistico e professionistico.
Dal 1996 però ho cambiato vita, non guardo più ai risultati ma a come essi vengono fatti. Con immensa soddisfazione ho fatto della lotta al doping la sola ragione della esistenza sportiva, e ti consiglio vivamente – come  a molti altri che magari leggeranno queste parole - di seguire il mio esempio.
Nessuno può mettermi il bavaglio, perché parlo seguendo esclusivamente la mia coscienza e perchè purtroppo, sono già morti prematuramente cinque atleti passati dalle mie squadre. Dal decesso di Simpson ad oggi le cose sono sempre peggiorate, specialmente negli ultimi anni a causa di questo ciclismo così esasperato, le morti sono divenute centinaia.
Per questo è importante parlarne subito, approfondire questo problema reale e cercare di trovare delle vere, tangibili soluzioni prima che avvengano nuovamente molti altri tragici eventi come quello di Cox. Magari, caro Claudio, avresti dovuto interessarti (sia personalmente che come rappresentante principale della squadra) un po’ di più dell’operazione di Cox e prima di mandarlo in Africa avresti dovuto accertarti della sua salute.
Considerato il tuo elevato budget finanziario avresti dovuto farti carico delle spese mediche dell’intervento, visto che è stato dichiarato su molti siti internet che i soldi gli sono stati prestati dal suo compagno Robert Hunter. Questi dettagli non possono certo passare inosservati, non si può sopportare e stare zitti. La maggior parte delle squadre selezionano i corridori in base ai valori ematici, poi si lasciano morire senza le cure adeguate.
Questo è un dato di fatto vergognoso.
Ebbene, non si può andare avanti così, caro Claudio, io ormai da anni di fronte al doping non guardo in faccia nessuno. Il mio parlare l’ho già pagato e tutt’oggi continuo a farlo a caro prezzo, visto che dopo sedici partecipazioni consecutive, non mi hanno più dato la possibilità di fare il Giro d’Italia. Sono stato anche costretto ad affiliare la mia squadra all’estero, inoltre, nel 1999 ho dovuto pagare ben 600 milioni delle vecchie lire (tra stipendi e spese legali) per aver licenziato corridori che si dopavano, nonché il d.s. ed il meccanico che collaboravano a farlo e che vendevano le medicine. Adesso l’UCI fa il contrario, ma a quel tempo fui costretto a pagare centinaia di milioni soltanto per difendermi penalmente (ed  essere poi assolto dopo otto anni di processi) dalle loro false accuse avvallate per lo più dalla Lega di Angelo Lavarda e mosse dalla ritorsione nei miei confronti perché li avevo smascherati e denunciati pubblicamente.
Ho un passato ed un presente nel ciclismo che nessun altro presidente forse potrà mai avere, per questo, caro Claudio, merito da te molto più rispetto.
Detto questo, ti invito a riflettere, a pensare attentamente a quanti atleti sono passati sotto le tue file e adesso non ridono più. Almeno due purtroppo ne abbiamo in comune (Galletti e Cox), anche se in circostanze molto diverse e sai benissimo a cosa mi riferisco.
Quindi, dimmi tu se dobbiamo tacere. La morte di un ragazzo fantastico come Cox non può passare inosservata. Tu parli di mancanza di rispetto, ma la vera mancanza di rispetto, la più totale, sarebbe se Cox oggi fosse morto invano. Il suo decesso deve servire a far luce su quello che succede nel nostro mondo, affinché nessun altro atleta muoia in futuro in questo modo e a quest’età.
Se taciamo, quanti altri morti ci saranno? Io ho chiesto ufficialmente all’UCI - con una lettera scritta ieri al nostro Presidente Pat McQuaid - di aprire un inchiesta su questa tragedia.
E’ l’ora di farla finita con l’omertà, e tu, che sei un ex corridore, ex un ds, un team manager ma soprattutto padre di un ragazzo già inserito in questo mondo e conosci benissimo i meccanismi marci di questo ciclismo, invece di trovare il coraggio di agire – come me - per cambiare le cose in qualche modo, vorresti - come Pilato - lavarti le mani, rimanere in silenzio senza far fronte alle tue responsabilità e te la prendi se ti senti in qualche modo tirato in causa.
Ci sarebbe tanto altro da aggiungere ma per non dilungarmi ancora, mi fermo qui.


Ivano Fanini

    TORNA ALL'ARCHIVIO NEWS
 
 
 
 
P.iva 02254630466
 
Torna alla Home Page