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SULLE ORME DI GESU’.
Quando l’autunno scorso si era pensato di organizzare il 21° Ciclopellegrinaggio in Terra Santa,avevamo messo in preventivo che si sarebbero presentate tante difficoltà,sia di natura tecnica che logistica, ma la realtà che ha reso tutto più arduo, ha  fatto si che questo Ciclopellegrinaggio possa definirsi a tutti gli effetti  “sui generis”.
La prima difficoltà da superare  è stata quella dei severissimi controlli all’aeroporto della Malpensa posti in essere dalla Sicurezza Israeliana,per fortuna ci assiste Don Mario,la guida spirituale , originario di Bene Vagienna,parroco a Lucento(TO) e grande esperto della Terra Santa,dove si reca alcune volte ogni anno.
All’aeroporto ci raggiunge anche Patron Ivano Fanini,che quest’anno sarà con noi in bicicletta,mentre la moglie Maria Pia ci seguirà ,insieme a Gemma,Franca (Anna),Graziella ed Elena dal Pulman.
Tutti abbiamo subito un interrogatorio dopo di chè ci si è potuti imbarcare.
L’arrivo a Tel Aviv ed il successivo trasferimento ad Haifa scivolano senza difficoltà;durante il tragitto abbiamo modo di conoscere il nostro autista di pulman,Khaled,che ci accompagnerà per l’intero giro e si rivelerà prezioso.
La sera passa veloce nel rimontare le biciclette(smontate ed inscatolate per permetterne il trasporto aereo) e controllarne il funzionamento.
La Mattina di giovedì 21 agosto 2008 ha inizio il Ciclopellegrinaggio in Terra  Santa; siamo i primi che affrontano una tale sfida in bicicletta,mai prima di noi qualcuno aveva osato tanto.
La prima tappa prevede il percorso Haifa-Akko(l’ex S.Giovanni d’Acri)-Haifa,un tappa sulla carta breve per consentire di visitare la città di Akko.
Un errore di percorso ad un bivio della superstrada ci costringe ad una deviazione che ci costa una quindicina di km.;giunti ad Akko abbiamo appena il tempo di dare un’occhiata alle mura della città ed al porto antico che ci aspetta già il ritorno.
E si perché quest’anno ,visto la grande importanza dei luoghi tra cui ci troviamo a pedalare,è previsto che la tappa venga percorsa prima di pranzo,per riservare l’intero pomeriggio alla visita dei luoghi santi.
Ritorniamo ad Haifa in ritardo dopo aver percorso 73 km. ,anziché i 58 previsti. Ad accoglierci una graditissima sorpresa:ci ha finalmente raggiunti Don Matteo,fratello di Don Franco,che starà con noi per tutto il Pellegrinaggio;è arrivato in nottata a causa dell’uragano che in quei giorni devastava le coste degli Stati Uniti.
Nel pomeriggio ci rechiamo a Cesarea Marittima,che si affaccia sul Mediterraneo, con il suo acquedotto romano e uno dei siti archeologici di resti romani più grandi del medio Oriente.
Durante il viaggio di ritorno ci sovrasta il Monte Carmelo dove avvenne il grande Miracolo del Profeta Elia nei confronti dei sacerdoti del dio Bahal e ricordato da una Chiesa posta in sommità al monte.
Il giorno dopo partiamo per Nazareth ,la tappa di oltre 50 km. è assai dura,piena di saliscendi, gli ultimi tre km. dell’ascesa finale alla città hanno punte al 12%,giungiamo stanchi ma contenti nella città dove Gesù ha vissuto;in due giorni abbiamo già superato oltre 1000 metri di dislivello,che sono molti in proporzione ai km. percorsi ed abbiamo già capito che ci aspetta ciclisticamente parlando un continuo saliscendi per di più con un caldo veramente opprimente.
Nazareth è una città prettamente araba,la gente è molto cordiale e noi visitiamo quelle che potrebbero essere state la Casa di Giuseppe,il paese dove ha abitato Gesù e la casa di Maria; quest’ultima è conservata  in una cripta all’interno della Basilica dell’Annunciazione ,in cui i nostri sacerdoti celebrano la Messa.
La terza tappa prevede di raggiungere il Lago di Tiberiade(o mare di Galilea come lo chiamano  i Vangeli); ma dopo Afula ci aspetta “l’ascesa” al monte Tabor,il monte della Trasfigurazione. Il primo tratto,che attraversa il paese di Daborà, è lungo un km. con una pendenza media del 9% ed una punta al 16%. I successivi tre km. hanno una media del 10% con punte al 12/13%.
In cima al monte però l’atmosfera è del tutto particolare e la chiesa ,opera del Barluzzi del 1924,che ricorda la Trasfigurazione, molto suggestiva, così come il panorama che si gode dal Tabor sulle pianure sottostanti di Esdrelon ;il clima che avvolge ogni  Ciclopellegrinaggio e questo in particolare contagia tutti i ciclisti,anche i neofiti che quest’anno non sono pochi.  
Dopo la discesa dal Tabor e una lunga sequenza di “mangia e bevi” ,come vengono chiamati dai ciclisti i continui saliscendi,raggiungiamo Tiberiade e di lì il kibbuz di Ginnosar,dopo 73 km. e  1040 metri dislivello superati. Le tappe anche se non molto lunghe risultano assai dure poiché c’è un caldo che anche gli abitanti della zona ci dicono inusuale(ed il bello deve ancora venire…) e lo dimostra il fatto che abbiamo già esaurito la scorta di acqua che doveva ,nelle previsioni,bastare per tutto il giro.
Al Kibbuz ci aspetta una brutta sorpresa,le camere non sono ancora pronte e non lo saranno per alcuni sino alle 19.00. Senza esserci potuti “docciare” e cambiare decidiamo ugualmente di proseguire con il programma previsto.
Sul lago visitiamo Tabgha ,dove sorgono la Chiesa del Primato di Pietro e la Chiesa della Moltiplicazione dei pani e dei pesci;poco distante Cafarnao il villaggio di pescatori in cui si svolge molta parte della vita pubblica di Gesù,al cui sito non possiamo accedere in quanto un’ottuso guardiano ritiene la nostra divisa non conforme,nonostante le Suore dell’annesso convento siano faveroveli al nostro ingresso.
Ci consoliamo con il Monte delle Beatitudini;in questo luogo incantevole,impregnato di misticismo ed avvolto dal silenzio  viene celebrata la Messa,al termine della quale facciamo una foto di gruppo poco lontano dalla bella Chiesa eretta nel 1938 su progetto dell’Arch. Barluzzi a cui si devono anche molte opere in Gerusalemme.
Ritornati al kibbuz ,alcuni di noi devono ancora attendere l’assegnazione delle camere e don Franco, da buon pastore,nonostante sia stato il primo a cui è stata assegnata la camera,rimane fino a che anche l’ultimo pellegrino ha avuto la propria camera e solo allora si concede la meritata doccia.
Il giorno successivo il programma prevede il trasferimento,senza bicicletta,sulle rive del Mar Morto.
Da Ginnosar raggiungiamo Tiberiade con il battello;che suggestione ascoltare e cantare l’inno di Mameli(gentile omaggio del Comandante) in mezzo al lago ed è assolutamente indescrivibile l’emozione e la gioia interiore nei minuti di assoluto silenzio e raccoglimento sulle acque dove Gesù andava a “pesca” con i suoi discepoli.
Durante il viaggio in pulman abbiamo modo di vedere il fiume Giordano che esce dal Mare di Galilea per andare a “gettarsi” nel Mar Morto;visitiamo Jerico con il suo bazar ed il Casinò ,in pieno deserto,voluto da Arafat.Per la prima volta entriamo nella ex Cisgiordania e dobbiamo attraversare i posti di blocco militari.
Dopo Jerico è la volta di Qalya dove facciamo il bagno (si fa per dire visto che non si può nuotare) nel Mar Morto.
La meta successiva è Qunran,un tempo rifugio degli Esseni un gruppo di Ebrei seguaci della Legge ebraica in maniera estremistica e località dove sono stati trovati nelle grotte circostanti,perfettamente integri,i famosi rotoli delle sacre Scritture.
Nel pomeriggio raggiungiamo con una funivia Masada,la fortezza voluta da Erode il Grande , distrutta dai Romani dopo tre anni di assedio difesa fino alla morte dagli Zeloti e conquistata solo dopo  un’opera ciclopica per realizzare un enorme terrapieno da cui lanciare l’assalto finale.
Finalmente nel tardo pomeriggio raggiungiamo il kibbuz di Ein Gedi,un oasi che si affaccia sul Mar Morto e con alle spalle il deserto di Giuda.
Ed eccoci alla tappa finale,78 km. che ci porteranno attraverso il deserto dai  -400 metri del Mar Morto agli 880 metri di Gerusalemme(alla fine i metri di dislivello superati saranno 1700).
E’ una tappa massacrante per il caldo che sfiora i 50° in mezzo rocce e montagne senza ombra di alcun genere;per fortuna  le battute di Don Matteo attenuano fatica e tensione.
Nel primo pomeriggio ecco la Santa Gerusalemme apparire con le sue mura ,i suoi bastioni ,i suoi monti e le cupole di Chiese e Moschee.
Sul monte Scopus(a fianco del monte degli Ulivi) facciamo le foto di rito del gruppo e poi all’Hotel,la giornata è ancora lunga.
Approfittiamo dell’arrivo in anticipo sulla tabella per compiere una missione affidataci,il giorno prima di partire,dal Cardinale di Torino;Monsignor Poletto ci ha consegnato una lampada da consegnare alle suore Carmelitane di Clausura della Chiesa del Pater Noster;la lampada dovrà rimanere accesa per tutto il periodo che ci separa dall’esposizione straordinaria della Santa Sindone che avverrà nel 2010:ancora una volta il nostro percorso si intreccia con il Sacro Lenzuolo.
Le suore sono così contente e sorprese che ci invitano a pregare con loro i Vespri e per l’occasione aprono la grata che normalmente le separa dal resto del Mondo.
La Chiesa del Pater Noster,che avremo modo di visitare successivamente, è abbellita dal fatto che il Padre Nostro è scritto in tutte le lingue del mondo ed in molti dialetti tra cui il Piemontese.
La Giornata si conclude con una visita al muro del Pianto,non prima dell’ aver attraversato il Suk(il caratteristico mercato arabo).
Con la Kipa in testa (obbligatoria) ci avviciniamo al muro luogo di preghiera per eccellenza degli Ebrei ,in particolare di quelli ortodossi ,che si riconoscono dai copricapi e dai vestiti  neri.
Alle 7 del giorno successivo siamo già in piedi,infatti alle 8.30 saremo in udienza dal Patriarca di Gerusalemme. La visita è molto commovente,il Vescovo ci chiede di pregare per la pace di una terra dove le divisioni di religione e razza non fanno altro che aumentare l’odio e la violenza e dove solo i cristiani parlano di pace e perdono.
Visitiamo quindi una parte del quartiere ebraico  e percorriamo il Cardo Massimo (la via principale della Gerusalemme Romana,chiamata allora Elia Capitolina) .
La nostra guida è sempre esauriente sia per gli aspetti prettamente religiosi che storici.
Ci rechiamo quindi a visitare  quello che la tradizione vuole essere il Cenacolo,dove Gesù ci donò se stesso.
Salendo verso l’alto ecco la Chiesa della Dormizione di Maria .
Scendiamo ora verso la Ciesa di S.Pietro in Gallicantu(che fa chiaro riferimento al tradimento di Pietro),sotto la quale si trovano le prigioni usate dai Romani ai tempi di Gesù,è certo che in una di quelle grotte usate come celle è stato imprigionato Gesù.
All’uscita dalle grotte c’è ancora la scala che portava al pretorio,anche su quegli scalini è passato il Salvatore.
Queste testimonianze storiche ci toccano molto pensando a quanto a dovuto subire Gesù per redimerci.
La mattina però è ancora lunga;ci rechiamo infatti a Betlemme per visitare la Chiesa della Natività.
Per raggiungere Betlemme siamo costretti a superare i chek point che dividono Israele dai territori sotto il controllo delle autorità palestinesi e soprattutto passare attraverso il muro in cemento armato, eretto dagli Israeliani ,alto 8 metri e lungo decine e decine di km.
La cripta dove la tradizione vuole che sia nato Gesù si trova sotto la Basilica che è di proprietà dei Greci Ortodossi e il caso vuole che prima di noi ci sia un gruppo di Greci Ortodossi che ci “costringono” a più di un’ora di attesa, ma ne vale la pena : poter toccare le pietre che hanno visto nascere Gesù è qualcosa di eccezionale.
Nel pomeriggio Don Franco ha previsto la visita all’unico ospedale pediatrico dell’intera Palestina il --Caritas baby Ospital>>,gestito dalle suore Elisabettine di Padova,che si regge esclusivamente sulla solidarietà del prossimo ed anche noi portiamo il nostro contributo anche grazie ad un’iniziativa dei  bambini della prima comunione .
Più tardi attraversando il muro per ritornare a Gerusalemme il pensiero dei  bambini di ogni razza e religione(l’ospedale è ovviamente aperto a tutti) avvicinati dal dolore e dalla sofferenza non fa che accrescere in tutti noi l’angoscia ,ma come tutti gli operatori del posto ci ripetono --bisogna continuare a pregare e sperare>>.
Verso il tardo pomeriggio raggiungiamo il “Campo dei Pastori”,primi testimoni della nascita di Gesù, dove i nostri sacerdoti celebrano la S.Messa.
Prima di tornare a Gerusalemme c’è il tempo di portare la nostra solidarietà ad una casa di riposo gestita dalle suore Figlie di Maria SS. Dell’Orto;questa struttura si batte ogni giorno per sopravvivere e, nonostante tutto, sul viso di ospiti e operatori c’è sempre il sorriso.
La fatica delle visite inizia a farsi sentire ma c’è ancora molto da vedere.
Anticipiamo di molto la sveglia,alle 7 siamo alla Basilica del Santo Sepolcro. I crociati hanno innalzato una chiesa sui luoghi che la tradizione riconosceva come il Calvario e il Santo Sepolcro.
E qui accade un mezzo miracolo,ci viene accordato il grande onore di celebrare la S.Messa nella Cappella del Santo Sepolcro ed i sacerdoti avranno come altare la Pietra che ha accolto il corpo di Cristo prima della Resurrezione . E’ un privilegio raro e ancor più se si pensa che a celebrare la messa ci sono due fratelli. Al termine del rito ci rechiamo al Calvario.
La giornata iniziata bene prosegue ancora meglio. Non dobbiamo fare coda al chek point che ci porta alla spianata del tempio. Dove un tempo c’era il tempio degli Ebrei ora c’è una grande spianata  ai cui estremi sorgono due Moschee una dedicata al culto di massa ed una ,la moschea di Omar,con la Cupola dorata, destinata al culto individuale.
Scendendo dalla spianata si raggiunge nuovamente il Muro del Pianto ,che di fatto era un muro di sostegno del terrapieno su cui sorgeva il tempio di Gerusalemme.
Con il pulman raggiungiamo la Chiesa Del Pater Noster,il Monte degli Ulivi,il Getsemani,con gli ulivi millenari dei tempi di Cristo e la chiesa della Tomba della Madonna , scavata nella roccia.
Nel pomeriggio partendo dalla Chiesa di S.Anna iniziamo la via Dolorosa ,che meditiamo nelle numerose cappelle e che termina sul terrazzamento della basilica dei Copti,forse i cristiani più poveri dell’intera terra Santa.
Dopo cena viene il momento di salutare Don Matteo e con lui la sua allegria ma anche la profondità di pensiero che tanto ci ha fatto riflettere al Campo dei Pastori .
Giovedì arriva e con esso il momento della partenza. Lungo la strada per Tel Aviv sostiamo a En Karem,il luogo dove Maria si recò per far visita alla cugina Elisabetta.
All’aeroporto ,prima di imbarcarci,dobbiamo superare ben sette controlli da parte della Sicurezza Israeliana.
Sul pulman  che ci riporta a casa è  tutto un susseguirsi di scambi di numeri telefonici ed e-mail per inviare le centinaia di foto scattate,ma è anche il momento,come sempre,di programmi futuri ... pensiamo che un’idea Don Franco l’abbia maturata.
Penso sia bello terminare con un pensiero di un ciclopellegrino (Toni n.d.r.) -- dopo questa esperienza quando ascolterò o leggerò il Vangelo non sarà più come prima,ed anche la fede sarà più essenziale>>.

Gianpiero Orsi.




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