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A Cipollini avrei dovuto chiedere 10 milioni di risarcimento anziché uno.



A differenza di quanto letto negli articoli pubblicati in questi giorni da due quotidiani locali, voglio chiarire intanto che la condanna per evasione fiscale di Mario Cipollini, non ha niente a che vedere con la questione che mi riguarda. Le due notizie sono state pubblicate nello stesso articolo e quindi i lettori possono fare confusione. L’ex iridato di Zolder non ha vinto la causa ma anzi, è stato condannato per non aver rispettato gli accordi presi con me nell’ottobre 1998. La sentenza del 09 aprile scorso, ritirata e letta solo oggi dal mio avvocato, ha stabilito che il suo comportamento non è stato è rispettoso degli accordi.

Nonostante questo, il Tribunale non ha riconosciuto che il corridore debba risarcire anche i danni arrecati alla mia società ciclistica fondata in Vaticano nel 1989 e denominata Amore & Vita Giubileo Special team dal 1998. Questa ultima decisione è in evidente contrasto con quella precedente che, ribadisco, è la principale valutazione del Giudice portata nella sentenza. Tramite il mio legale, avv. Luigi Liguori di Milano, ricorrerò alla Corte di Appello competente per chiarire alcuni aspetti che il Giudice ha tralasciato. In particolare l'accordo firmato nel 1998 è stato stipulato per risolvere un precedente accordo della durata di 5 anni datato 1985 che Cipollini non aveva rispettato. Per me è stato un danno enorme perché avere un campione come Cipollini in squadra nei primi cinque anni di carriera professionistica avrebbe dato un valore inestimabile alla mia squadra ed alle biciclette Fanini. Solo nel settore della produzione di biciclette, oggi avrei potuto essere più “grande” ed importante di colossi come Colnago o Pinarello (tanto per citarne i due più famosi in Italia). Per tutto quello che è riuscito a fare in carriera Cipollini è da considerare non solo il più forte velocista di tutti i tempi ma anche il personaggio che più nella storia ha saputo influenzare e coinvolgere pubblico e media. Basti pensare che a tutt’oggi nonostante abbia smesso di correre, rimane in questo sport il personaggio più famoso e popolare del mondo, l’unico (forse con Armstrong) capace di far audience sempre e comunque a prescindere da cosa faccia. Io l’ho scoperto e lanciato nei primi 10 anni di carriera, sono stato io a dargli i primi soldi e con le mie squadre ha vinto anche il suo primo campionato del mondo nella categoria Juniores. Poi, quando era tempo di raccogliere i frutti di questo mio lavoro, ovvero il passaggio al professionismo che sarebbe dovuto avvenire nella mia squadra, firmò un nuovo contratto con la ‘Del Tongo’ con cui passò professionista ottenendo da subito successi importanti degni di un vero campione. L'accordo del 1985 non è stato rispettato da Cipollini e ciò è accaduto anche per l'accordo del 1998 con cui si impegnava a correre l'ultimo anno di carriera tra i pro. Con me non ha voluto trovare soluzioni, sostenendo che non avrebbe potuto più correre a causa dell’infortunio al ginocchio riportato in un incidente sugli sci e poi perché la mia era una squadra Continental e quindi non all’altezza delle sue aspettative. Alla fine però è andato contro corrente alle sue dichiarazioni (sempre però facendo soltanto i suoi interessi) e non solo è tornato a correre ed ha sfiorato il successo in una tappa di una corsa dura ed importante come il Tour di California (e questo nonostante dichiarasse precedentemente di avere dei problemi al ginocchio) ma lo ha fatto proprio in una squadra Continantal per di più americana come la mia.

Quindi se il Giudice ha riconosciuto che devo essere risarcito personalmente per inadempienza del Cipollini nel contratto del 1998 (per circa 30.000 euro più rivalutazione) non vedo perché non debba essere risarcito anche del mancato guadagno per non averlo avuto in squadra ed in sella alle mie bici.

Sono sicuro che la revisione della vicenda in occasione dell'Appello, evidenzierà le mie ragioni perché stiamo parlando del Maradona del ciclismo e quindi è doveroso che mi venga riconosciuto almeno un milione di euro, come da mia richiesta. E' davvero il minimo che mi spetta perché avrei dovuto chiedere 10 milioni di euro per recuperare tutti i danni che ho subìto. Con il ricavato ci costruirò un pista per il mio vivaio e per i giovani che vogliono avvicinarsi al ciclismo. Più soldi otterrò e più lunga sarà la pista.

Infine, vorrei solo chiedere a chiunque legga - che sia a mio favore o contro - e che conosca bene la nostra vicenda, cosa farebbe al mio posto se avesse subìto tutto quello che Cipollini ha fatto a me.


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