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Si sono incontrati Sabato dopo tanto tempo, per rinsaldare un’amicizia nata in seguito allo scandalo delle bici truccate, Ivano Fanini, patron dell’Amore e Vita - Conad e Michele Bufalino, giornalista pisano che ha portato alla luce la bici motorizzata. L’incontro è avvenuto per fare il punto della situazione. Bufalino ha sottolineato come in questi mesi, a parte l’inchiesta sempre aperta a Torino dal PM Raffaele Guariniello in seguito alle stesse denunce di Fanini e Bufalino, non si sia fatto niente per far rientrare l’allarme del doping tecnologico, e tante mosse preventivate dall’UCI sono come scomparse, quasi come se non si prendesse più in considerazione questo tipo di Doping. Che fine hanno fatto gli scanner? Dopo il Tour de France sono più stati impiegati? Bufalino ha informato Fanini che sta nascendo un libro sulla bici truccata, della casa editrice CLD Libri di Pontedera. Ivano Fanini ha colto in questi mesi qualche strana manovra nel mercato ciclistico: “Un rappresentante, con tanto di Bici prodotta da un noto marchio italiano, gli stessi che hanno legalizzato l’infernale bici truccata, sostiene che non appena le fabbricano sono immediatamente vendute a peso d’oro, tra i 9000 e i 15000 euro, va porta a porta da costruttori e Squadre ciclistiche per vendere questa bicicletta. Vi sembra una cosa normale? Oltre al ciclismo professionistico, anche quello giovanile, dilettantistico e quello femminile sono completamente fuori controllo, per non parlare degli amatori, esposti alla possibilità di questo vergognoso imbroglio senza che nessuno faccia niente”. Dure parole ma importanti, che sottolineano la negligenza degli organi competenti e soprattutto un impegno che adesso deve essere attuato, proprio quando stiamo entrando nel vivo dell’inizio della stagione ciclistica 2011. Non si è parlato solo di questo al quartier generale di Fanini. Bufalino, spinto dallo stesso patron dell’Amore e Vita, ha fatto delle ricerche circa una nuova situazione, che sta falcidiando i piccoli costruttori di telai e materiali ciclistici che vogliono entrare nel ciclismo. Si tratta degli eccessivi costi per l’Omologazione UCI di Telai e Forcelle. Dice Bufalino: “Fino a Dicembre, L’UCI aveva stabilito un costo che può arrivare a oltre 10'000 dollari per omologazione di telaio. Molti costruttori si sono lamentati, e questo ha portato l’UCI e WFSGI a indire una riunione faccia a faccia tra costruttori e Pat McQuaid, presidente UCI; Robbert De Kock, Segretario generale della WFSGI, Philippe Chevallier, UCI e direttore tecnico; Julien Carron, UCI Coordinatore Tecnico e il professor Jan-Anders Manson della Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL), l'esperto in materiali e responsabile del processo di omologazione. Nel corso della riunione che si è tenuta il 13 e 14 gennaio, i costruttori hanno discusso anche della retroattività dei costi di omologazione. A questa riunione hanno partecipato 45 costruttori in rappresentanza di 33 squadre professionistiche, tra le quali 3T Cycling, Advanced Sports, AeroDesign, Are-n-Dee, Argon 18, Bianchi, BMC, Boardman Bikes, Canyon Bicycles GmbH, Cervelo, CORIMA SA, Derby Cycle, DT Swiss, Eddy Merckx Cycles, Enve Composites LLC, Euro Compositi, Felt Bicycles, Giant, KOGA, Look Cycle, Merida Europe GmbH, Neilpryde Bikes , Pinarello, Ridley Bikes, Rotorbike, SCOTT SPORTS SA, Shimano, Simplon Fahrrad GmbH, Skins, Specialized Bicycle Components, SRAM, TrekBikes e Wilier Trestina. . Ciò ha indotto l'Unione di stabilire i costi di omologazione per telaio a 12.000 franchi svizzeri per quelli in fibra di carbonio e 800 franchi svizzeri per i modelli tubolari. L’UCI ha detto che è disponibile a cambiare e una versione riveduta del protocollo di approvazione per telai e forcelle sarà pubblicato all'inizio di febbraio 2011. I costruttori però restano molto perplessi, specie i più piccoli.” Su questo tema è intervenuto Ivano Fanini, che ha preso a cuore la questione: “In questi giorni ho parlato con Antonello Mattia, titolare della Dynatek bikes e nostro sponsor, il quale  mi riferisce che tra tutti i costruttori internazionele c’è malumore a causa di questo problema. Quasi tutti i costruttori infatti stanno reclamando in quanto questo è solo un sistema per fare soldi da parte dell'UCI, ma in realtà, i costi dei test sarebbero nulla in confronto a i costi della modifica di un disegno dopo che è andato in produzione solo perché un ufficiale UCI si è svegliato dalla parte sbagliata del letto quel giorno. Non è possibile avere questi costi esagerati. E’ giusto fare i test, è giusto avere dei costi di omologazione, ma quali sono i test aggiuntivi a quelli richiesti dalla Comunità Europea con la certificazione EN14781 che riguardano tutti i test per la sicurezza del telaio e della bici. E poi: perché le aziende produttrici non possono fare l’autocertificazione alle nuove regole UCI?
Con queste pretese il ciclismo diventa per pochi, le piccole aziende non vengono rappresentate, nessuno va in loro difesa. In questo modo, il vero made in Italy, cioè i veri artigiani della bicicletta, andranno progressivamente a sparire. Bisogna fare qualcosa di più oppure tutto questo è un danno per chi vuole entrare a fare ciclismo in maniera seria e abbinarsi ad una squadra. Mentre l’UCI sta facendo questo, invece di ridurre i costi in tempi di crisi, non fa niente per la questione bici truccata. Ci dovrebbero essere più controlli alla punzonatura per evitare che si ripetano fatti come quelli della bici truccata, che si è fatta sempre più evoluta e necessitano di controlli estesi a tutte le gare oltre che al Tour de France, piuttosto che elevati costi per telai e materiali. Si deve tornare ai tempi in cui le bici venivano punzonate, anche quelle di riserva sulle ammiraglie. Una ventina di anni fa gli organizzatori transalpini abolirono la tradizionale punzonatura.”

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