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Sono rallegrato dalle importanti posizioni che Pound e Mcquaid stanno prendendo contro il doping. Evidentemente hanno davvero capito qual è la vera strada da percorrere per salvare il ciclismo.
Sono invece sdegnato dalle dichiarazioni di personaggi come Martini, Bugno, Moser, Amadio e Pinotti che stamani sulla Gazzetta dello Sport continuano a remare contro il radicale e necessario cambiamento delle regole.
Possibile che ci siano ancora tanti addetti ai lavori che nonostante il marcio che è venuto fuori, guardando solo gli ultimi 10 anni, abbiano ancora il coraggio di difendere questo ciclismo?
Sono così miopi da non vedere che il loro modo di fare continuerà a seppellire questo nobile sport: Sponsor, aziende primarie nel mondo che sono stati sostenitori finora del ciclismo stanno letteralmente scappando dal nostro ambiente (vedi la skoda come ultimo caso) e questo non è abbastanza per cambiare le regole? Questi in realtà non hanno ancora capito qual è il vero bene del ciclismo, nonostante quello che dicono.
Allora rivolgo a loro un invito: voi che dovete tutto a questo sport, voi che senza di esso forse eravate persone sconosciute senza fama, successo ed in molti casi ricchezza, fatevi un esame di coscienza e se davvero amate questo sport che vi ha dato tanto, ammettete una volta per tutte che questo ciclismo è profondamente malato al punto che sta morendo. Nessuna vittoria importante oggi è pulita, ogni corridore, dentro di sé, sa di aver vinto con l’aiuto di medicinali dopanti ed allora date il buon esempio uscendo dall’omertà, spronando i Presidenti UCI e WADA a stabilire un efficace piano di attacco al doping che a parer mio si può sintetizzare in pochi punti che lotterò fino alla morte di far realizzare:

1) Squalifiche pesanti al corridore, al ds ed al medico sociale coinvolti in casi di doping. Ma anche definitive perché di solito nel mondo dello sport agli squalificati viene poi fatto uno sconto di pena.
2) Ridurre già dal 2007 a due settimane i giri a tappe e ridurre il numero di gare per ciascun atleta ad un massimo di 80 giorni di gara l’anno.
3) Eliminare tutti i controlli farsa che costano tanto e non servono a nulla ed invece trovare il modo di finanziare le iniziative delle Forze dell’Ordine uniche a rivelarsi veramente efficaci nello smascherare le enormi dimensioni del fenomeno doping ed in grado di sconfiggerlo con controlli mirati.
4) Stimolare i governi a mettere a punto leggi antidoping che pongano test di controllo fuori dallo sport a tutela della salute e della regolarità delle competizioni.
In caso contrario, a suon di morti e scandali, il ciclismo sprofonderà definitivamente.

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